Quel surreale Roma-Real Madrid dell’11 settembre 2001

Non si doveva giocare quel Roma-Real Madrid dell’11 settembre 2001 (nel turno inaugurale della Uefa Champions League), ma in poche ore gli organizzatori e le autorità di pubblica sicurezza furono costrette a prendere una decisione.

Quella non fu una giornata come le altre, anzi. Era successo di tutto, l’impensabile. Il più feroce attacco terroristico della storia. Quattro offensive con intento suicida contro obiettivi civili e militari degli Stati Uniti d’America da un gruppo di terroristi appartenenti all’organizzazione “Al Qaida”. Un quadro di disperazione: 2996 morti (2977 civili e 19 attentatori), 6400 feriti e 24 feriti. Due aerei (il volo American Airlines 11 e il volo United Airlines 175) furono fatti schiantare rispettivamente contro le Torri Nord e Sud, nel quartiere della Lower Manhattan di New York.

Anche a Roma, nonostante l’euforia dei giorni precedenti per il ritorno in Champions League con lo scudetto sul petto, il calcio passò in secondo piano. Ma i tifosi erano nei pressi dell’Olimpico dalla mattinata e tutta la macchina organizzativa era ormai in movimento. Impossibile fermare tutto.

Si respirava angoscia e paura, perché in quei momenti tutti vedevano nella Città Eterna il possibile bersaglio successivo.

Un silenzio spettrale accompagnò quel Roma-Real Madrid, interrotto per qualche piccolo applauso. Gli spagnoli si dimostrarono più forti e vinsero 2-1. Il centrocampista giallorosso Damiano Tommasi, assente quel giorno per una squalifica che si portava dietro dalla Coppa Uefa, raccontò che un tifoso, in lacrime (nel corso di un ritiro per un’amichevole l’anno dopo) rivelò di essersi riuscito a salvare solo grazie al giorno di riposo preso per assistere alla partita della sua squadra del cuore; per quel motivo non andò a lavorare alle Torri Gemelle l’11 settembre del 2001.

Un altro piccolo miracolo del calcio nel giorno più scioccante della storia mondiale.