Tavecchio ha ragione, basta stranieri

Come esprimere male un concetto giusto e mettersi nei guai. Il caso di Carlo Tavecchio, candidato alla successione di Giancarlo Abete alla guida della Federazione Italiana Giuoco Calcio, attualmente al comando della Lega Nazionale Dilettanti, ha assunto ormai un rilievo mondiale. Ufficializzando la sua candidatura con l’obiettivo di prendere in mano il mondo del calcio italiano, Tavecchio in pratica ha portato alla luce un male del primo sport nazionale: in Serie A giocano troppi stranieri e molti di questi non meritandolo. E’ vero, è inutile girarci intorno, spesso mandiamo in campo stranieri scarsi, lasciando in disparte o mandando nelle leghe inferiori italiani che invece meriterebbero almeno una opportunità. Visto che finalmente il problema è stato portato alla luce qualcuno ha pensato bene di offendersi, tra questi anche il “mega procuratore galattico” Mino Raiola. Sì, proprio lui, l’uomo che più di tutti ha guadagnato dai trasferimenti di giocatori stranieri tra i vari club italiani. In realtà a sentirsi offesi dovremmo essere noi, italiani, addetti ai lavori del mondo del calcio, costretti a vedere squadre azzurre ai Mondiali o agli Europei lontane come qualità da quanto merita un movimento mosso dalla passione, quella stessa passione che permette alle società dilettantistiche, guidate proprio da Tavecchio, di andare avanti nonostante mille difficoltà. E’ bene ricordarlo all’offeso Raiola, pronto a difendere gli stranieri che giocano in Italia e possiamo comprenderne bene il motivo. Di certo, è bene precisarlo, non sono i giocatori come Ibrahimovic a fare il male di un movimento. In sintesi ci sentiamo vicino al pensiero di Tavecchio che poteva sicuramente trovare una forma migliore per poterlo esprimere, ma basta con tutti questi stranieri. Nel campionato italiano vogliamo tutti vedere in campo più giocatori italiani possibili e solo stranieri fenomenali. Solo così possiamo tornare a vedere una Nazionale degna della nostra storia calcistica.

 

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