Partire dal nulla e sfidare il Real Madrid, la filosofia di Sarri

Resistere significa semplicemente tirare fuori le palle: minori sono le possibilità di vittoria, più dolce è arrivarci. “Sai, quando si parla di questo la gente pensa sempre alla Champions, alla Serie A, alla grande squadra. Invece dentro te, nell’anima, hai una partita fatta a Pienza, paesino vicino a Siena, con la quale hai vinto un campionato di Promozione e ti ha dato un’emozione gigantesca. La gente pensa che la sensazione emotiva sia direttamente proporzionale alla portata dell’evento, ma non è così”. Così parlò Sarri.

Tutto il blasone ed il fascino del Real Madrid, campione d’Europa e del mondo in carica: l’andata degli ottavi di finale della Champions League rappresenta questa sera per il Napoli un banco di prova e di maturità. Primo obiettivo quello di dimostrarsi competitivo. Per il calcio italiano la possibilità di dimostrare i passi in avanti compiuti dopo anni difficili in Europa, discorso da estendere ovviamente anche alla Juventus (impegnata sempre in Champions League contro il Porto), Roma (in Europa League contro un’altra spagnola e cioè il Villareal) e Fiorentina (di fronte ai tedeschi del Borussia Monchengladbach).

A Madrid la sfida più suggestiva si gioca sulle panchine dove la classe di Zinedine Zidane affronta l’esuberanza di Maurizio Sarri, uno che è partito dal basso. Nel luglio del 1998, quando Zidane realizzava una doppietta al Brasile portando la sua Francia alla vittoria della Coppa del Mondo, Sarri pensava a come investire i soldi degli altri il giorno dopo da dirigente bancario. La passione per il calcio ha portato Sarri ad abbandonare il suo lavoro per inseguire un sogno che si realizzerà proprio questa sera. Sì, perché arrivare ad affrontare il Real Madrid al Santiago Bernabeu in una partita di Champions, dopo essere partito dal nulla, vale già una carriera. Batterlo sarebbe più che un sogno, il Paradiso.

Eppure Sarri (foto Ansa) non ha dimenticato il calcio di provincia, quello che lo ha portato in alto. Ecco il suo pensiero, un estratto di una bellissima chiacchierata con il giornalista Paolo Condò andata in onda su Sky: “Mi appassiona molto questo mondo di sfide che è crudo, duro e diretto. Allenamento, partita, campo: tutto quello che riguarda il rettangolo verde mi fa sangue. Le regole sono le stesse, il campo ha le stesse dimensioni, il calcio che si gioca è lo stesso. La differenza è nei giocatori che hanno meno qualità tecniche e meno qualità fisiche. Ma la testa è la stessa, c’è da gestire loro come dei professionisti. C’è da organizzare la squadra dal punto di vista tattico, delle volte incontri squadre molto organizzate. Questa enorme differenza non c’è. La differenza in alcune piazze è nella pressione: c’è chi riesce a gestirla bene e chi la soffre”.

Nella conferenza stampa pre partita Sarri ha aggiunto: “Per me è gratificante aver fatto una carriera lunga, partendo dal basso ed essere arrivato fin qui. E’ stato formativo e soprattutto in certe categorie vedi di tutto e di più, quindi o cresci o muori. Penso che sia un percorso che, generalizzando, dovrebbe essere fatto da tutti. Poi ci sono le grandi eccezioni, per esempio Guardiola, il più grande allenatore attuale, che ha fatto involontariamente dei danni, perché ha invogliato tante società ad andare su quella strada e tanti ragazzi giovani che potrebbero diventare grandi allenatori sono stati bruciati”.

Dallo stadio Comunale di Stia, un piccolissimo borgo in provincia di Arezzo, alla panchina del Santiago Bernabeu. Dalla Seconda Categoria agli ottavi di finale di Champions League. Dal 1990 ad oggi, in 27 anni di carriera, Maurizio Sarri ha fatto un bel po’ di strada.

‘Ospedali, galere e prostitute: queste sono le vere università della vita’, dice Charles Bukowski. Il calcio dove lo mettiamo? “Può essere ovunque, forse in quello delle prostitute si adatta meglio”, conclude Sarri sorridendo.

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