L’Italia senza Mondiali, ripartiamo dalla qualità

E’ maturata sul campo un’eliminazione atroce: l’Italia non parteciperà al Mondiale in Russia in programma la prossima estate. Dopo il secondo posto nel girone alle spalle della Spagna, non siamo riusciti ad avere la meglio sulla Svezia nell’arco di 180 minuti. E’ bastato un autogol ad eliminarci, prima del 13 novembre era stata la Coppa del Mondo del 1958 l’unica a non vederci ai nastri di partenza (oltre alla prima nel 1930, quella volta per nostra decisione). Nel ritorno di San Siro non abbiamo trovato la strada del gol nonostante una partita condotta all’attacco. Cosa è mancato? La qualità, soprattutto. Sì, perché l’Italia ha cercato in tutti i modi di segnare (forse crossando troppo calcolando la fisicità degli svedesi con un’altezza media di un metro e 85 e la nostra insufficiente precisione nei traversoni). Per superare la doppia linea gialla (sia all’andata che al ritorno) è mancata la giocata del campione, del fuoriclasse, del numero dieci. Oggi non c’è. Non abbiamo più i Roberto Baggio (“da quando Baggio non gioca più non è più domenica”, canta Cremonini), Alessandro Del Piero, Francesco Totti ed Andrea Pirlo (a proposito, grazie Maestro). E’ vero, il ct Ventura ha le sue colpe e sono tante. Ad esempio a San Siro ha tenuto per tutta la partita tre difensori statici contro zero attaccanti, Insigne è rimasto in panchina tutto il tempo, Gabbiadini un inutile tentativo, Darmian monopasso. Manca la qualità, o meglio si è persa per strada. Poteva essere il Mondiale di Antonio Cassano ma i sacrifici non fanno per lui, di Mario Balotelli ma stiamo ancora aspettando la sua crescita mentre diventa vecchio, di Sebastian Giovinco che ha deciso di tirarsi fuori dai giochi per andare a guadagnare 8 milioni di euro l’anno in America (per carità, al suo posto avremmo fatto lo stesso viaggio). Dall’alto il talento è stato donato, ma non siamo stati in grado di sfruttarlo. Allora occorre cambiare tutto? No, sicuramente dobbiamo migliorarlo. Più spazio alle giocate nella Scuola Calcio, più italiani in campo, meno squadre in Serie A e più riposo o stage con la nazionale per i giocatori, magari un commissario tecnico di personalità ed esperienza. Ripartiremo, più forti di primi. Agli Europei del 1992 la Danimarca partecipò solo dopo l’esclusione dell’ex Jugoslavia a causa dello scoppio della guerra dei Balcani e alla fine vinse da ripescata la competizione. Era da buttare prima del torneo e dopo la vittoria improvvisamente una squadra di campioni? No, è il calcio semplicemente. I verdetti vengono capovolti nel giro di poco tempo. Iniziamo da oggi a preparare i prossimi Europei: altri 60 anni di grande Italia.

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