Boban e il Milan, una storia d’amore finita male

Boban e il Milan, una storia d’amore finita male. Ripercorriamo la vicenda.

“Zorro” (questo il suo soprannome), dopo una carriera da calciatore internazionale di altissimo livello e dal 2015 al 2019 dirigente della Fifa (con posizione di vice segretario Capo Esecutivo e Consulente del Presidente per le strategie dello sviluppo del calcio), nel giugno del 2019 viene contattato dal Milan che gli propone di entrare a far parte dell’Area Tecnico Sportiva della società in qualità di Chief Football Officer.

In merito il teste Paolo Maldini, direttore dell’area sportiva, racconta: “Io avevo un contratto con il Milan l’anno precedente ma con un ruolo differente, la persona di riferimento dell’area sportiva era Leonardo che poi è andato al Paris Saint Germain e a me è stato chiesto di prendere il suo posto. Per accettare ho chiesto due figure: una era Boban e l’altra era un direttore sportivo e ho parlato con vari direttori sportivi fin quando non ho incontrato Massara che mi è piaciuto”.

Così il primo luglio del 2019 Boban firma un contratto con il Milan fino al 30 novembre del 2022 a un milione e mezzo di euro l’anno con altri corrispettivi fissi e variabili più alcuni benefici come l’istruzione per i propri figli, alloggio e autovettura.

I compiti di Boban sono quelli di gestire le problematiche tecniche e sportive, effettuare le valutazioni tecniche insieme all’allenatore e al direttore dell’area tecnica per sottoscrivere e come nuovi contratti oppure per i trasferimenti, analizzare i contratti dei giocatori compresi quelli del settore giovanile, l’organizzazione degli osservatori e la scelta dei nuovi, la programmazione della stagione sportiva, l’individuazione degli obiettivi sportivi sociali e la gestione del budget come chiesto dalla proprietà, la strategia della comunicazione, il coordinamento e la supervisione dei responsabili di settore dell’Area tecnico-sportiva e la scelta dei collaboratori, controllo di ogni attività sportiva.

Il nocciolo della questione è sulla natura del contratto. In fase di firma viene messo nero su bianco che Boban non deve “essere sottoposto ad alcun controllo in merito alle modalità di esecuzione della sua prestazione, interessando alla società soltanto il risultato della stessa”. Sempre sul contratto viene più volte specificata l’autonomia di Boban che può gestirsi orario e lavoro.

Arriviamo al 22 febbraio del 2020 quando sui media da tempo ci sono notizie relative ad un contrasto ai vertici della società sulle decisioni da prendere. In particolare è la scelta dell’allenatore per la stagione 2020/2021 a rappresentare un problema perché secondo i media la proprietà del Milan ha un accordo con il tecnico tedesco Ralf Rangnick, mentre Maldini e Boban spingono per la conferma di Stefano Pioli che nel frattempo sta svolgendo un ottimo lavoro. Alla Gazzetta dello Sport quel giorno l’amministratore delegato Ivan Gazidis dichiara che è presto per parlare dell’allenatore della prossima stagione, senza smentire nulla. Una settimana dopo, il 29 febbraio, esce anche l’intervista a Zvonimir Boban. Nella chiacchierata Boban sottolinea la necessità di avere idee chiare su chi sarà l’allenatore, sul budget e sulle scelte per la prossima annata.

Il 6 marzo del 2020 il Milan esercita il recesso per giusta causa con connessa oggettiva improseguibilità, anche temporanea, del rapporto di lavoro, proprio a causa dell’intervista di Boban sul quotidiano sportivo. Le dichiarazioni vengono ritenute gravemente lesive dell’immagine della società e del suo amministratore delegato, contenenti atti d’accusa e delegittimazione, profili di travalicazione della soglia della verità oggettiva e della violazione di specifici obblighi contrattuali incombenti sul collaboratore. Boban risponde alla giornalista Alessandra Bocci nella famosa intervista parlando di “evento destabilizzante” quello del presunto contatto a Rangnick mentre la squadra sta lavorando bene con Pioli, dice che la proprietà deve “essere chiara sia nei budget che negli obiettivi”, sottolinea una distanza da una proprietà che ancora deve calarsi nella mentalità italiana e milanese.

Tuttavia Boban si difende dichiarando che durante l’intervista vengono evidenziate anche altre situazioni come la scelta di tornare al Milan, il progetto, i nuovi acquisti, il ritorno di Ibrahimovic, il rinnovo di Kjaer; tutto con un tono pacato e costruttivo.

Il forte impatto dell’intervista con il titolo in prima pagina “Milan, ora voglio chiarezza” (con parole mai pronunciate da Boban) è riconducibile alla scelta del giornale di creare una notizia. Rispondendo alle domande Boban ci tiene a puntualizzare alcuni aspetti di quanto dichiarato da Gazidis una settimana prima.

Inoltre Maldini e Massara, sentiti in qualità di testimoni, confermano il deficit di comunicazione di quel periodo con la proprietà e la paura di una delegittimazione dei ruoli.

E’ inutile girarci attorno, il problema è Rangnick, incontrato soltanto da Gazidis e Furlani (referente della proprietà). Avendo con il Lipsia un contratto con poteri più grandi rispetto a quello di semplice allenatore, Boban, Maldini e Massara temono anche un ridimensionamento dei loro ruoli nei giorni citati.

Massara conferma infatti l’incontro di Gazidis e Furlani con Rangnick ritenuto inadatto dall’area tecnica perché ormai senza allenare da anni. La visita all’allenatore tedesco risale ai giorni del cambio di guida tecnica da Giampaolo a Pioli, scelto dopo le difficoltà economiche nel trovare un accordo con Luciano Spalletti. A Massara, Gazidis continua a negare accordi con Rangnick presi per il campionato successivo nonostante le voci provenienti dai media.

Maldini rivela che da contatti con vari agenti di mercato in molti riferiscono di un Rangnick ormai calato nella causa del Milan e quindi la bandiera rossonera chiede ulteriori chiarimenti ad una proprietà che dal novembre del 2019 intercorre rapporti “freddi” con l’area tecnica.

Inoltre avviene una ristrutturazione all’interno della società che porta nuove figure e la paura di delegittimazione da parte di Boban, Maldini e Massara.

In altri incontri di dicembre Maldini parla di riferimenti di Gazidis ai soldi disponibili per il budget del mercato e al monte ingaggi sugli stipendi.

Tutte queste incertezze, trattate nell’intervista che porta al licenziamento di Boban, sono quindi dimostrabili.

Per questi motivi il Giudice del Lavoro Antonio Lombardi condanna il Milan al risarcimento ai danni di Boban nella misura di 5 milioni e 375mila euro (4 milioni e 125mila euro a titolo di danno patrimoniale e 1 milione e 250mila euro a non patrimoniale) oltre alla rifusione delle spese di lite in favore del dirigente (843 euro per il contributo unificato e circa 51mila euro di compensi per l’avvocato).

Una storia d’amore finita male. Da calciatore del Milan, Boban ha lasciato grandi ricordi. Nove stagioni ricche di trofei (4 scudetti, 3 supercoppe italiane, 1 Champions League, 1 Supercoppa Europea). Protagonista nella vittoria della Supercoppa Europea contro l’Arsenal con un gol e nello scudetto del 1999 da rifinitore dietro le punte nella striscia finale di sette vittorie consecutive.

Da dirigente, purtroppo, tutta un’altra storia.