Ancora una volta fuori dal Mondiale: è tutto da rifare

Guardiamoci negli occhi: è tutto da rifare. Siamo fuori dal Mondiale, noi, l’Italia, per la seconda volta consecutiva (la terza nella storia) e questo non è mai accaduto nella nostra storia. Calcolando che nelle due edizioni precedenti a queste due disfatte siamo sempre usciti ai gironi e che nel Terzo Millennio soltanto nell’edizione del 2006 (vinta ai rigori contro la Francia) ci siamo ben comportati, il dato è ancora più pesante. Mentre il ct Ventura non si è qualificato affrontando la Spagna nei gironi e la Svezia ai playoff, Mancini (che pure è riuscito a farci vincere un Europeo che mancava da 53 anni) è riuscito a fare peggio lasciando il passo alla Svizzera prima e a seguire addirittura alla Macedonia del Nord. Non è stata solo sfortuna (che non è mancata), perché gli errori sono stati tanti. Ieri, ad esempio, Immobile ha passato 90 minuti a nascondersi dagli avversari, Insigne è stato impalpabile, Berardi ha riso ad ogni suo errore (imperdonabile quello a porta vuota), Barella irriconoscibile, Jorginho ha pensato a protestare invece che a fare fallo nell’azione del gol subito per evitare un tiro al 92′, Donnarumma troppo presuntuoso su un tiro dalla lunga distanza. Dei 32 tiri scagliati contro la Macedonia pochissimi sono stati pericolosi, il 61 per cento di possesso palla è stato sterile, ben 16 angoli e non è riuscito un solo schema. Senza dimenticare la pessima scelta di confermare Jorginho rigorista nelle partite conclusive che ci sono costare il primo posto nel girone con gli errori decisivi del centrocampista. Cosa non va nel calcio italiano? Tutto. In Serie A non giocano gli italiani, in B neanche, in C quelli bravi non possono emergere, in D ci sono troppi giovani di lega che tolgono spazio. Qui una domanda nasce spontanea: a che serve fare giocare i giovani in Interregionale se poi non vengono impiegati italiani nelle categorie professionistiche? I presidenti non hanno a cuore gli interessi delle proprie squadre e pensano soltanto al numero di iscritti delle scuole calcio per poter incassare soldi. Le società vengono utilizzate solo come tramite per il giro delle fatturazioni. Gli allenatori vanno a fare i corsi organizzati dai Comitati e dalle Federazioni e si parla di tutto tranne che di calcio. Le associazioni arbitrali non preparano gli arbitri. I giocatori professionistici guadagnano troppo e quelli dilettantistici scimmiottano i comportamenti dei calciatori delle massime serie e ragionano solo in base ai rimborsi. Mancano gli investimenti sugli impianti sportivi e la politica non è in grado di portare risorse utili. Gli allenatori sono troppo presuntuosi e ignoranti nella materia, li ho visti anche far fare i gradoni ai Pulcini. Anche noi che lavoriamo nella comunicazione sbagliamo: le partite non vengono analizzate e spesso chi va in televisione ha paura di uscire dal coro. Insomma, l’eliminazione è frutto di troppi errori: è ora di svegliarci.